Azienda Agricola Sandro De Bruno

il vino Durello di Sandro

 

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Ecco a voi l'originalità della tradizione e il Durello dell'azienda Sandro de Bruno. 

 

L'azienda è nata nel 2002; il primo imbottigliamento, invece, è del 2007.

Io provengo da una famiglia vinicola. Facciamo vino da generazioni: il nostro nome, Sandro De Bruno lo testimonia: Sandro sono io, Bruno è mio padre che, purtroppo, è venuto a mancare quando era giovane. A lui è subentrato mio zio che, avendo altre aspirazioni, si è limitato a portare avanti ciò che mio padre aveva iniziato. Per me, invece, è sempre stato fondamentale investire, andare avanti, crescere. Quindi, quando è stato il momento, ci siamo divisi; con un po' di beni e qualche soldo ho messo in piedi un'altra attività ed ora eccomi qui. Siamo gli unici nel veronese ad avere un vigneto di 600mq, con un corpo unico di 12 ettari, che vuol dire 1000, 1200 quintali di uva, circa 200.000 mila bottiglie. 

 

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I nostri vini sono: il Durello, con metodo classico e chardonato; due Soave, uno in acciaio e uno in botte grande, un Sauvignon, un Chardonnay, un Pinot Nero e un Cabernet Sauvignon, messo in appassimento.

 

 

Io faccio vino perchè mi piace farlo, non per business. Il mio obiettivo è far capire alla gente che se bevi il mio vino stai bene, non ti fa male. Diciamo che la produzione ha un'impronta naturalistica. Se dovessi descriverlo, il vino che produco non è ruffiano, ma schietto, diretto, come sono io: trasparente. Quindi i miei vini o piacciono o non piacciono. Credo che questo sia un valore aggiunto. Ormai viviamo in un mondo di plastica... tutto è storpiato, corretto, fatto per piacere, a scapito dell'originalità. Per carità anch'io utilizzo tutto quello che le tecnologie permettono però senza storpiare, mai. Chiunque può fare del vino che piace, ruffiano, come lo chiamo io. Pochi si dedicano a quello autentico, proveniente dal terriotorio. Lavorare come faccio io è più difficile, ci vuole più tempo, ma sto costruendo delle solide fondamenta, ci tengo a rappresentare la tradizione, a fare del mio prodotto un punto di riferimento. 

 

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Spesso ricordo un libro di Coelho, “L'Alchimista”, il cui protagonista gira il mondo in lungo e largo e poi torna a casa e si accorge di essere seduto su una cassa d'oro. Ecco, allo stesso modo, noi cerchiamo chissàcosa, magari all' estero, quando basta girarsi e dirigersi verso la Lessinia per trovare, ad esempio, i formaggi migliori. Così il Durello, lo compari con un altro champagne, cavoli costa la metà, ma è buono uguale! Ciò insegna che prima di andare a cercare altrove, sarebbe meglio guardare al nostro territorio. 

 

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Ma parliamo appunto di lui, del Durello. La sua storia è quella del brutto anatroccolo, che, ad un certo punto, esce fuori ed è il più bello di tutti. Usato in Germania per fare il select (spumante tedesco), già dal 1900 abbiamo qualche cenno di questo vitigno storico. Viene piantato sopra i 400 metri di altezza. In passato era semplicemente un vino da taglio: quarantanni fa arrivavano i vini dal sud Italia, molto alcolici e bassi di acidità, che sistemavi con il Durello perchè ricco di acido malico. Una volta era acerbo, quasi imbevibile, ed è per quello che si usava per dare struttura alle altre bottiglie, oggi, grazie ai cambiamenti climatici, ha un carattere tutto suo e personalità da vendere.

 

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Essendo un vino di altitudine, le annate influiscono molto. Per quanto riguarda gli altri vini se la stagione è calda anticipi la vendemmia e porti a casa un prodotto molto buono,  se hai avuto una stagione fredda, hai 15/20 giorni di ritardo, ma puoi raccogliere ai primi di Ottobre.

Il Durello, purtroppo, lo porti a casa  verso il 10/15 ottobre. In una stagione come quella di quest'anno, piuttosto fredda, è un gran punto di domanda. Non è facile, va capito

ha decisamente bisogno di tempo: lo lavori bene in vigna e in cantina, ma poi devi dimenticarlo: più riposa, meglio è. Facciamo la raccolta praticamente a mano su cassette: portare a casa la materia prima integra è basilare. La qualità poi è la somma di tanti piccoli accorgimenti. 

 

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Preservare l'originalità di un prodotto è fondamentale: se la gente vuole un Durello meno acido può scegliere mille altri vini senza cambiare il Durello. Oggi il mercato globale sta tagliando fuori l'identità dei prodotti autentici e la mia potrà anche sembrare una lotta contro i mulini a vento, ma penso veramente che sia la strada giusta e continuerò a percorrerla, sempre e comunque.  

 

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Il punto di forza del Durello è la freschezza, oggi molto richiesta perchè l'alimentazione è cambiata: si va più verso il pesce, quindi si ha bisogno di questi gusti. Si può associare con tutti i formaggi della montagna veronese o con il piatto tipico di Verona: polenta e renga

Se vogliamo ampliare un po' la gamma: con il baccalà vicentino, con il pesce in genere, ma, perchè no, anche con la Stortina. Sono tutti piatti dai sapori forti che esigono un vino in grado di “pulire” e il Durello fa questo lavoro.

 

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Per conoscere un vino occorre degustarlo. Venire in azienda è la cosa migliore: senza tanti preamboli, siamo contadini, persone alla buona, comunichiamo quello che è il vino, il nostro lavoro a contatto con la terra. Io non credo molto a quei contesti chic, pieni di persone in giacca e cravatta che decantano i loro prodotti; troppo artefatti, mi chiedo subito se lo è anche il loro vino.  

 

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L'esperienza al 12 Apostoli, invece, è stata bella proprio per gli abbinamenti tra prodotti autentici che valorizzano il nostro terriotorio; se si tratta di partecipare ad eventi di questo tipo lo faccio sempre volentieri.”

 

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Info Produttore

Tipologia aziendale
Azienda Agricola
Anno di attività
2002
Tipo di prodotto
Vino
Zona di Produzione
Terrerossa Roncà
Classificazione Prodotto
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Certificazione Biologica
No
Contatto
info@veronagusto.it